25.09.2026

«Un preoccupante accumulo di competenze della FINMA» 

A circa tre anni dal tracollo di Credit Suisse, la stabilità bancaria è più attuale che mai. Markus Staub, responsabile Regolamentazione prudenziale, fa il punto e illustra gli sviluppi futuri. 

Lo scorso 12 agosto il Consiglio federale ha avviato la consultazione sul pacchetto legislativo relativo alla stabilità bancaria e sull’Ordinanza sulla liquidità. Qual è una sua prima valutazione?  

Stiamo esaminando con attenzione le misure proposte. È positivo che il Consiglio federale abbia introdotto in diversi punti una maggiore adeguatezza e/o proporzionalità, ad esempio per quanto riguarda l’approvvigionamento di liquidità o il Senior Managers Regime. Tuttavia, anche nella forma attualmente proposta, il pacchetto di misure resta ancora insufficientemente differenziato e decisamente troppo ampio. Dal nostro punto di vista, diverse misure non sono semplicemente né necessarie né opportune. Consideriamo particolarmente critiche soprattutto le nuove prerogative supplementari conferite alla FINMA, dove ravvisiamo un preoccupante accumulo di competenze senza che sia riconoscibile un beneficio specifico per la stabilità finanziaria. 

Nel dibattito politico si parla spesso di fondi propri. Fin dall’inizio l’ASB ha tuttavia sempre sottolineato che l’insegnamento principale da trarre dalla crisi di Credit Suisse verte sulla liquidità. Per quale motivo?  

In estrema sintesi, perché Credit Suisse non è fallito tanto per una carenza di fondi propri, quanto a causa di una perdita di fiducia e del rapido deflusso dei depositi della clientela. La crisi ha mostrato con quale rapidità possa oggi verificarsi un «bank run» digitale. Per questo continuiamo a sostenere con convinzione la causa del miglioramento dell’approvvigionamento di liquidità in situazioni di crisi. Anche l’obiettivo principale è evitare, per quanto possibile, danni all’economia nel suo complesso. 

Il Consiglio federale propone una serie di misure volte a migliorare l’approvvigionamento di liquidità. Quali elementi ritiene centrali?  

Attualmente sono previste due misure diverse, ma complementari tra di loro: da un lato, l’aiuto a sostegno della liquidità da parte della Banca nazionale svizzera dovrà essere ottimizzato in modo mirato e confluire nello schema di liquidità esteso; a tale riguardo è importante che i requisiti relativi ai preparativi delle banche siano adeguati e differenziati. Dall’altro lato, inoltre, il dispositivo del «Public Liquidity Backstop» è attualmente all’esame del Parlamento. Sosteniamo espressamente la sua introduzione, ma respingiamo l’ipotesi di un’ulteriore remunerazione, poiché in caso di utilizzo devono già essere corrisposti interessi e premi di importo sostanziale. 

Un aspetto spesso discusso è la destigmatizzazione del ricorso alla liquidità della banca centrale. Perché è così importante?  

Se una banca che ricorre al sostegno di liquidità della Banca nazionale in qualità di «lender of last resort» viene pubblicamente stigmatizzata, ciò può aggravare ulteriormente la situazione già tesa di tale istituto e persino innescare una corsa agli sportelli presso altre banche. Per evitare simili effetti prociclici indesiderati, è importante ridurre lo stigma associato al ricorso alla liquidità della banca centrale. Probabilmente non sarà possibile eliminare del tutto questo aspetto, ma il previsto differimento temporale della comunicazione degli aiuti di liquidità va quantomeno nella giusta direzione. 

Il Consiglio federale intende introdurre un Senior Managers Regime. In che modo questo accorgimento può contribuire alla stabilità?  

Un Senior Managers Regime specifica e documenta le responsabilità delle principali figure decisionali. Può così apportare un contributo alla riduzione dei comportamenti scorretti e alla promozione di una cultura del rischio improntata alla responsabilità. In linea di principio sosteniamo tale impostazione perché anche in questo ambito, come già accade per la liquidità, è evidente il nesso diretto con la crisi di Credit Suisse. Un simile regime di responsabilità deve essere tuttavia strutturato in modo proporzionato e non può tradursi in una burocrazia inefficiente. Al criterio proposto dal Consiglio federale per definire il campo di applicazione manca la sensibilità al rischio. 

Un ulteriore punto centrale riguarda la capacità di risoluzione delle banche di rilevanza sistemica. Perché è così importante?  

Dal punto di vista dell’ordinamento economico è essenziale che, in caso di emergenza, le imprese possano arrivare a fallire. Questo vale anche per le banche. Proprio nel caso di istituti di rilevanza sistemica, qualora i tentativi di stabilizzazione non abbiano successo, anche una risoluzione ordinata deve rimanere un’opzione praticabile. Per questo motivo, sono di grande importanza preparativi adeguati e, più in generale, la capacità di risoluzione. Riteniamo che le proposte del Consiglio federale necessitino ancora di miglioramenti sostanziali. Ad esempio, occorre tenere maggiormente conto delle regolamentazioni speciali esistenti per singoli gruppi bancari o istituti. 

L’ASB sostiene una vigilanza efficace, ma al contempo mette in guardia dal rischio che la FINMA si trasformi in una  
«superautorità». Dove si colloca il confine?  

Anche noi siamo a favore di una FINMA efficace, credibile e dotata di adeguati poteri di intervento. Ciò è assolutamente nell’interesse della reputazione internazionale e della capacità di attrazione della piazza finanziaria. Occorre invece evitare eccessi, soprattutto quando non producono un effetto chiaramente riconoscibile sulla stabilità del sistema, mettono in mano alla FINMA strumenti poco efficaci ma potenzialmente dannosi, oppure risultano addirittura problematici sotto il profilo dello Stato di diritto. Interrogativi di questo genere si pongono, a seconda della concreta configurazione, ad esempio in relazione alle multe o agli interventi precoci. Proprio nel caso degli interventi precoci, vi è il rischio che la FINMA, a causa della sua avversione al rischio, intervenga troppo presto o in modo troppo incisivo nell’attività della banca. 

Che cosa occorre affinché si giunga a un pacchetto complessivo in grado di rafforzare la stabilità e la competitività della piazza finanziaria?  

Serve una visione d’insieme, a favore della quale ci battiamo in modo chiaro e risoluto fin dall’inizio dei lavori. A prescindere da ciò, i nostri sforzi a livello di ordinanza hanno dato i loro frutti. Ora si tratta di trovare, anche per le misure a livello di legge, soluzioni che forniscano il contributo auspicato alla stabilità e, al tempo stesso, rafforzino la competitività della piazza bancaria. A nostro avviso, a tale scopo servono priorità chiare, senso della misura nella definizione dei contenuti e proporzionalità nella determinazione degli ambiti di applicazione. Sarebbe sbagliato fare ora di tutta l’erba un fascio con tutte le banche. L’orientamento deve essere questo: meno può anche significare di più. 

In che modo l’ASB intende impegnarsi nelle prossime fasi del processo? 

La stabilità bancaria resta per noi un tema centrale, che seguiamo con grandissima attenzione e assiduità. Nell’ambito della procedura di consultazione in corso apporteremo in modo costruttivo i nostri punti critici e le nostre proposte. Successivamente seguiremo la deliberazione parlamentare delle misure legislative. Al tempo stesso, manteniamo un confronto serrato con le banche affiliate, gli ambienti politici, le amministrazioni, il mondo accademico, i media e l’opinione pubblica.

Il Dr. Markus Staub è responsabile Regolamentazione prudenziale e vice-responsabile Mercato finanziario & Regolamentazione presso l’Associazione svizzera dei banchieri (ASB).   

È specializzato nella gestione di tematiche quali le condizioni quadro normative per le banche in Svizzera e il relativo posizionamento del settore bancario. Uno dei suoi fulcri di attività attuali verte sulla gestione complessiva del progetto relativo alla tematica «too big to fail» e alla stabilità bancaria, sempre nel contesto delle reazioni sul piano normativo alla crisi di Credit Suisse.  

Markus Staub è titolare di una laurea in scienze economiche presso l’Università di Basilea e in seguito ha conseguito un dottorato con una dissertazione sul tema del rischio sistemico. È docente a contratto negli ambiti della regolamentazione di banche e mercato finanziario ed è membro della facoltà di scienze economiche dell’Università di Basilea. 

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