«Gli inasprimenti normativi riguardano tutti noi»
Il dibattito sul pacchetto di misure per la «Stabilità delle banche» varato dal Consiglio federale è tutt’altro che concluso. Il responsabile del progetto globale Markus Staub illustra la situazione attuale e indica i nodi decisivi per le prossime fasi.
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Markus, a quasi tre anni dagli eventi del 2023 a che punto ci troviamo oggi nella discussione sulla stabilità delle banche?
Siamo nel pieno del dibattito. In risposta alla crisi di Credit Suisse, il Consiglio federale ha varato un ampio pacchetto di circa 30 misure. Una parte, soprattutto a livello di ordinanza, è stata posta in consultazione già lo scorso anno. Un’altra parte, focalizzata sostanzialmente a livello di legge e nell’ambito della liquidità, andrà in consultazione nel corso di quest’anno. La deliberazione parlamentare deve quindi ancora svolgersi.
Come si articola il confronto dialettico tra Swiss Banking, autorità e mondo della politica?
Siamo in stretto contatto in particolare con SFI, FINMA e BNS – e ovviamente anche con il mondo politico. Questo confronto è intenso e costruttivo. In qualità di rappresentanti degli interessi delle banche, ci impegniamo con coerenza a favore di soluzioni che rafforzino ulteriormente la stabilità del sistema della piazza finanziaria e ne garantiscano al contempo la competitività. A nostro avviso, questo equilibrio non è ancora stato raggiunto. Resta da vedere la misura in cui le nostre posizioni riusciranno a trovare ascolto.
Quali sviluppi degli ultimi anni sono stati, a tuo avviso, particolarmente determinanti?
Progetti normativi complessi e di lungo periodo presentano per loro natura vari momenti chiave. In quest’ottica, sono stati determinanti in particolare il rapporto della Commissione parlamentare d’inchiesta del 2024 e i parametri di riferimento fissati dal Consiglio federale nel 2025. Vediamo con occhio particolarmente critico il fatto che la Confederazione abbia frammentato eccessivamente le procedure di consultazione in molteplici tappe. A tutt’oggi manca inoltre una valutazione quantitativa globale che renda trasparenti gli effetti economici complessivi del pacchetto di misure.
Come si svolge concretamente il lavoro di Swiss Banking su questi temi?
Il dossier «stabilità delle banche» rappresenta dal 2023 una priorità strategica del nostro impegno. Di conseguenza, nella nostra Segreteria impieghiamo risorse considerevoli e lavoriamo in modo trasversale ai diversi ambiti tematici. Coltiviamo inoltre un dialogo costruttivo con le nostre associazioni partner e attribuiamo grande valore a un confronto proficuo con le nostre commissioni tecniche e i comitati direttivi.
In quali ambiti vedi un reale rafforzamento della stabilità, e in quali invece no?
Il pacchetto del Consiglio federale comprende un ampio ventaglio di inasprimenti: dai requisiti in materia di fondi propri e liquidità di una banca, passando attraverso le regole di corporate governance, fino a diversi strumenti di vigilanza e alla pianificazione di recovery e resolution. Vediamo opportunità concrete soprattutto per quanto riguarda il regime di responsabilità, l’approvvigionamento di liquidità e la capacità di resolution. Su altre misure esprimiamo invece un giudizio di schietto scetticismo, oppure le respingiamo con forza laddove dal nostro punto di vista il rapporto tra costi e benefici non appaia convincente.
Un concetto centrale è quello della proporzionalità. Per quale motivo sono necessari paletti normativi differenziati?
La proporzionalità è essenziale per una piazza finanziaria eterogenea come quella svizzera. Sarebbe sbagliato trattare tutte le banche – dagli istituti di rilevanza sistemica fino alla piccola banca regionale – con lo stesso metro di giudizio. Occorre piuttosto con urgenza un’impostazione differenziata dei requisiti normativi che tenga conto delle diverse configurazioni di rischio dei singoli istituti. Ciò risulta particolarmente importante, ad esempio, per quanto riguarda il regime di responsabilità o l’approntamento delle informazioni sulla situazione di liquidità.
Come si posiziona la Svizzera dal punto di vista normativo nel raffronto internazionale?
Nel confronto globale, le banche svizzere sono già oggi sottoposte a una regolamentazione rigorosa e solida. Adeguamenti su punti specifici possono risultare opportuni, ma un inasprimento generalizzato presenterebbe aspetti di indubbia criticità. Proprio in un contesto già teso sul piano geopolitico e dell’economia globale, la compatibilità internazionale è fondamentale, tanto più alla luce del fatto che nell’UE e negli Stati Uniti si osservano chiare tendenze verso una marcata deregolamentazione.
Come giudichi l’ulteriore sviluppo del regime di liquidità?
Sosteniamo esplicitamente l’ottimizzazione dell’approvvigionamento di liquidità in situazioni di crisi. Questo è uno degli insegnamenti fondamentali tratti dalla crisi del Credit Suisse. Considerata la velocità con cui possono verificarsi corse agli sportelli (c.d. «bank run») in un mondo digitale, un accesso rapido alla liquidità della banca centrale è decisivo. Restano tuttavia dei nodi da sciogliere per quanto riguarda la configurazione e la destigmatizzazione (ossia il contenimento dei rischi reputazionali) del nuovo «schema di liquidità esteso». È importante che la BNS formuli una definizione ampia delle garanzie computabili e che per le piccole banche non sia previsto alcun regime obbligatorio. Sosteniamo inoltre esplicitamente anche l’integrazione del «Public Liquidity Backstop» nel diritto ordinario.
Quali tappe miliari sul piano normativo saranno particolarmente rilevanti per il settore nel 2026?
Nel breve termine ci attendiamo la decisione del Consiglio federale in merito all’Ordinanza sui fondi propri nonché il suo messaggio sul trattamento dei fondi propri delle partecipazioni estere. Inoltre, nel secondo o terzo trimestre dovrebbero prendere il via le procedure di consultazione sulle modifiche legislative in materia di corporate governance e sull’Ordinanza sulla liquidità. Ci impegniamo affinché le soluzioni siano efficaci, attuabili, proporzionate e coordinate a livello internazionale. Nel complesso, tuttavia, questo progetto rimane un «moving target», ossia un obiettivo in costante divenire, fortemente contraddistinto e influenzato dagli sviluppi politici contingenti.
Com’è possibile spiegare questi temi complessi alla società, che in ultima analisi ne è comunque interessata in modo indiretto?
Puntiamo con consapevolezza sulla trasparenza e sulla contestualizzazione, ad esempio attraverso webinar, interventi pubblici e contributi sui media. Gli inasprimenti normativi riguardano non soltanto le banche, ma tutti noi. Costi di regolamentazione più elevati possono infatti riverberarsi, ad esempio, sulle condizioni di credito e produrre quindi conseguenze concrete per l’economia reale. Con la nostra campagna nazionale «The River» apportiamo un contributo concreto a un dibattito oggettivo sui temi di stabilità e competitività, oltre a rafforzare la consapevolezza per il ruolo delle banche all’interno del modello di successo svizzero.
Dr. Markus Staub